La profumeria non è un supermercato

La profumeria non è un supermercato

Parliamo continuamente di prodotto. Le aziende continuano a lanciare nuovi prodotti. E i profumieri a lamentarsi del fatto che questi prodotti sono poco innovativi, hanno un prezzo troppo elevato, non sono ben supportati in termini di comunicazione. Ma fermiamoci un attimo a riflettere: se il futuro della profumeria non fosse nei prodotti? Non vogliamo dire che non siano importanti, ma che la loro qualità è il punto di partenza, non quello di arrivo. La profumeria non è un supermercato del benessere, perché continuiamo a considerarla tale? Le persone non entrano nei nostri negozi per comprare un bene di cui proprio non possono fare a meno. Salvo poche eccezioni non considerano un brand sostitutivo dell’altro, ciascuno occupa una posizione precisa nella loro mente e nella loro sfera valoriale. Vogliono continuamente la novità perché “sperimentare” appaga la loro sfera emotiva, li fa sentire bene. Pensiamo ai casi di maggiore successo nell’ambito del retail. Qual è il denominatore comune? Il servizio. Prendiamo in considerazione un brand come Aesop. Non solo gli store sono tutti diversi in termini di finiture e uso di materiali - in genere ogni location è ispirata al luogo nella quale si trova - e quindi di per sé andare in un negozio è una scoperta, ma ciascuno offre un’esperienza unica in quanto tagliata sulle specifiche esigenze del consumatore. Il cliente è accolto, ascoltato e consigliato in modo assolutamente personalizzato. Magari poi non comprerà neppure, perché rimanderà l’acquisto a un momento successivo, nel punto vendita o sul sito web del brand. Cosa accade invece nelle nostre profumerie? Se un consumatore entra dicendo che vuole dare un’occhiata viene considerato un perditempo. Se chiede semplicemente cosa c’è di nuovo è un miracolo se non viene cacciato. Perché la profumeria non può diventare un salotto della bellezza e del benessere, un luogo che sia un punto di riferimento per la professionalità e la competenza con la quale vengono erogati i consigli? Perché il consumatore non può sentirsi libero di entrare e chiedere consiglio su come soddisfare una propria esigenza? Certo, non è detto che poi compri, o meglio che compri nel nostro negozio. Ma allora perché non lavoriamo su questo? Perché non facciamo in modo di diventare a nostra volta un brand di cui il consumatore non può fare a meno? In che modo? Per esempio, abbiamo le carte di fedeltà, le usiamo per le raccolte punti o poco altro… Perché non le facciamo diventare virtuali e non diamo la possibilità alle vendeuse di “caricare” i propri consigli nella fidelity del cliente e così agevolarlo dandogli la possibilità di recuperare quanto gli era stato suggerito nel momento in cui voglia effettuare l’acquisto online o nel negozio fisico? Anche questo è servizio.

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