No a profumeria, sì a beauty store

No a profumeria, sì a beauty store

Abbiamo scomodato addirittura una teoria scientifica, il Big Bang, per parlare di come la profumeria sia cambiata negli ultimi anni. Dopo un periodo di stallo, il canale selettivo ha iniziato a muoversi a un ritmo accelerato, anzi, tutto l’universo beauty e i suoi consumi sono mutati e continuano a farlo in un movimento di cui per il momento non si intuisce la fine. Complice la nascita e l’affermazione di nuovi canali, quello che era il luogo di eccellenza per la vendita di profumi non lo è più. Ci spieghiamo meglio: è l’asse delle fragranze che soffre maggiormente e in modo inaspettato della crisi del selettivo, sebbene i consumi complessivi di alcolico non siano diminuiti. Semplicemente i consumatori acquistano profumi altrove, in Internet, nei casa toilette, nelle catene di abbigliamento, nei concept store… Lo skincare resta rilevante, non solo non perde terreno ma anzi diventa sempre più qualificante e qualificato quando si tratta del parte prestige dell’offerta, discorso diverso per il mass che è ormai sempre più marginale e di servizio. Il make up funziona, trainato dalle innovazioni tecnologiche. I nuovi colori, i finish inediti e le texture innovative sono una vendita certa, quando sono proposti con efficacia - meglio se fatti provare con make up veloci - dalle addette. Sì, perché il servizio continua a fare la differenza. Ha ancora senso quindi parlare di profumeria? Non sarebbe forse meglio se iniziassimo a chiamarlo beauty store? A nostro parere questo termine è in grado di esprimere al meglio e di dare concretezza a tutto ciò che è il canale selettivo: il luogo della bellezza e del benessere. Beauty store indica specializzazione, indica profondità di offerta, indica competenza del personale che si pone e si deve porre come consulente, tutti atout che ricerche e dati di vendita ci dicono essere ancora oggi e più che mai vincenti per il canale.

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