La sfida della nicchia

Silvio Levi, patron di Calé, parla di profumeria artistica, distribuzione selettiva e multinazionali, ma anche delle emozioni che una bella fragranza è in grado di donare

“Se parliamo di arte in profumeria dovremmo intendere non la piacevolezza olfattiva o la mimesi di quanto già esiste in natura, ma un qualcosa che prima non c’era e che forse non era neanche pensabile finché l’artista non l’ha ideato. Lo scopo della profumeria artistica è esattamente questo: realizzare fragranze che hanno la stessa dignità di opere fotografiche, scultoree, pittoriche o sonore. Il profumo ha l’enorme potenzialità di raccontare storie, di teletrasportare in luoghi immaginari, di evocare emozioni fortissime. È sorprendente notare come una comunicazione sbagliata abbia portato le persone a porsi nei confronti delle fragranze come spesso accade nei confronti dei vini. Come dei sommelier, dobbiamo entrare nel merito dei vitigni, del retrogusto, dell’annata prima ancora di capire se quel vino ci piace o no. A chi è mai venuto in mente di domandarsi, davanti a un suo quadro, che tempere avesse usato Kandinskij o di preoccuparsi del diaframma usato da Helmut Newton nel scattare quella foto che ci ha ammaliato? Ciò che conta davvero è l’emozione. Non c’è nessun bisogno di decodificare l’arte. Va assaporata, compenetrata, vissuta e non analizzata, almeno sul piano emozionale”. È con queste parole che Silvio Levi, patron di Calé e della manifestazione milanese di respiro internazionale Esxence-The Scent of Excellence, parla di nicchia e delle opportunità di business che questa offre.

Lei, oltre a essere distributore di fragranze artistiche, ha due negozi, uno a insegna Pérfume by Calé e l’altro Creed. Quale pensa sia l’opportunità offerta dalla profumeria artistica al retail in termini di business?

In Pérfume by Calé oltre la metà dei marchi presenti non sono distribuiti da noi. È un rarissimo esempio di negozio di proprietà di un distributore che propone marchi dei suoi competitor. Di fatto rappresentiamo un esempio, per i nostri clienti negozianti, che vuole dimostrare che siamo un settore in cui non si deve sgomitare, se ci sono qualità ed estro. Si può e si deve convivere tra espressioni artistiche, dove i protagonismi sono giustificati solo da eccellenze riconosciute sul campo e negli anni. Tante unicità, piccoli volumi, una relazione cliente-negoziante molto personale che alla fine però garantiscono fatturati, per punto vendita, paragonabili a quelli dei negozi del masstige. Nel caso di Creed, che distribuiamo dal 1985, un flagship store è di fatto di ausilio per i negozianti perché il marchio assume una valenza diversa, che va al di là della stretta cerchia dei suoi estimatori. Nessun rivenditore Creed ha diminuito il suo fatturato da quando abbiamo inaugurato il monomarca in Brera o quando abbiamo inaugurato anche il corner in Rinascente Duomo.

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