"La rivoluzione digitale va guidata, non subita"

È quanto ha raccontato Cristina Scocchia, ceo di Kiko Make Up Milano, in occasione dell'intervista realizzata dall'editore di Business People, Vito Sinopoli, al Forum della Comunicazione

“Il cambiamento non va mai subìto, il cambiamento va guidato. La tecnologia è già presente e sempre di più lo sarà nel futuro per arricchire la nostra vita e farci stare meglio, ma non dobbiamo perdere di vista l'impatto che può avere a livello sociale”. Lo ha dichiarato Cristina Scocchia, ceo di  Kiko Make Up Milano - Milano Cosmetics, nel corso dell'intervista realizzata lo scorso 7 giugno dall'editore di Business People, Beauty Business e Voilà, Vito Sinopoli, al Forum della Comunicazione 2018, di cui Business People è media partner. Titolo del faccia a faccia: "Intelligenza aumentata, ovvero la capacità di riconoscere il vero". Nel corso dell'incontro la numero uno di Kiko ha preso a esempio la sua esperienza professionale di ieri (Procter & Gamble e L'Orèal) e di oggi, in particolare la sua evoluzione, per sottolineare l'importanza e i vantaggi portati dalle nuove tecnologie e al contempo mettere in evidenza come il supporto del digitale non vada però a sostituire la centralità dell'apporto umano, perché “c’è sempre quello che io chiamo l’ultimo miglio” ha spiegato Cristina Scocchia. Ossia quel passaggio che a partire “dall'interpretazione dell'enorme mole di dati a disposizione permette veramente di raggiungere (o meno) la comprensione di quanto il consumatore desidera e di come comunicarglielo nel modo giusto. Sono la tua capacità personale, la tua empatia, la tua creatività, che possono e devono fare la differenza”. E la raccomandazione per il proprio team resta sempre la stessa: “fare la massima attenzione a quanto vuole il target di riferimento, le Millennials nel caso di Kiko”. Ma alla fine, ciò che è emerso, è che se se oggi addetti ai lavori e non hanno capito che bisogna porsi dei limiti etici e tenere sempre l'uomo al centro dell'evoluzione tecnologica, mancano invece ancora le risposte ad alcuni importanti interrogativi: Chi interpreta tutti i dati che abbiamo? Fino a che punto la tecnologia ci depaupera della vita vera? Ciò che è possibile va sempre fatto? E la concentrazione dei dati è potenzialmente anche un pericolo? Domande centrali cui solo il tempo potrà dare risposta.

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